INCONTRI 3.0

Cosimo Marco Scarcelli

Foto profilo? Un punto interrogativo!

(Spesso) ciò che vedi è falso


Le fotografie inserite nei sistemi di dating sono sempre state il primo criterio di scelta da parte degli utenti. Eppure molti ragazzi oggi affermano che, all’ennesima aspettativa delusa, non credono più a visini delicati e occhi lucenti: la maggior parte delle foto sulle dating app nasconde inganni che, al primo appuntamento, raccontano una realtà ben diversa da quella conosciuta in rete.

Benedetta cronologia

Mondi inventati dietro la tastiera


Come prepararsi al primo appuntamento? Rileggendo la cronologia della chat, è ovvio. È un’abitudine assolutamente necessaria se non si vuole rischiare di contraddirsi, smentendo qualcosa che si è affermato nelle lunghe sessioni di Whatsapp o Facebook Messenger: un “must have" per molti teenager.

Il silenzio è d’oro

I messaggi vocali sono vietati


A costo di inciampare per strada, solo messaggi di testo per il tipo o la tipa di turno. Questo è quello che pensano molti ragazzi sull’utilizzo delle chat per organizzare il primo appuntamento. Il motivo? Un messaggio audio può essere un brutto biglietto da visita, soprattutto per la convinzione diffusa di avere una voce sgradevole.

Attenti al tag

Attenzione alle fotografie caricate dagli amici


É facile innamorarsi delle foto caricate sui social. Sono le più curate e, proprio per questo, le meno veritiere. A questo proposito molti ragazzi raccontano che, per giudicare l’aspetto reale, cercano e sfogliano le foto in cui la nuova conoscenza è stata taggata dagli amici. Di solito, sono quelle più imbarazzanti e dunque più vicine alla realtà.

Primo appuntamento…meglio in cento

Più persone, meno imbarazzo


Dove ci si incontra per un primo appuntamento? Per molti ragazzi il luogo specifico è indifferente, basta che sia affollato e pieno di situazioni da osservare e commentare. Altrimenti, seduti in due su una romantica panchina solitaria, come far passare il tempo?

APPARIRE

Simone Cosimi

Logo? No, grazie.

La trappola dell'anonimato.


Nell’ultimo decennio le tendenze in materia di outfit sono cambiate. Negli anni ’90 i teenager erano product placement viventi. Non indossavano vestiti, indossavano loghi. Oggi, stando alle parole di molti ragazzi, la situazione si è ribaltata: indossare un logo in evidenza risulta quasi da “sfigati” e, di contro, vestire capi anonimi equivale a rivendicare una personalità autonoma, lontana dalle logiche di massificazione. Ma si tratta in realtà di una grande illusione...

Seduzione in saldo.

Senza soldi non si può essere seducenti.


Secondo molti ragazzi il sex appeal non è una dote innata. Non è come la simpatia, la dolcezza e la determinazione. Per i teenager, essere seducenti equivale ad avere un certo numero di tatuaggi e piercing, a scegliere un determinato outfit, ad avere una certa quantità di like e follower. Per avere la giusta carica seduttiva occorre un unico strumento: il denaro.

Non un capello fuori posto.

Il parrucchiere come migliore amico.


Per molti giovani la cura dei capelli è più importante di quella per i denti e l’appuntamento dal parrucchiere è la tappa fissa del sabato, prima dell’uscita serale. I teenager concordano su una regola: per essere pienamente soddisfatti bisogna mostrare al parrucchiere la foto della celebrità che sfoggia il look desiderato. La scelta del taglio identifica la personalità e i calciatori, su tutti, sono un trend battuto quanto le rock star.

Mamma e figlia, un solo armadio.

Storie di guardaroba condivisi.


Nell’ambito dell’esperienza di acquisto, la mamma è diventata l’alleata preferita di molte ragazze. Perché, se un tempo le madri avevano outfit impensabili per le 16-17enni, oggi la situazione è cambiata. Le teenager indossano i vestiti delle mamme e viceversa. La distanza tra genitori e figli si è ridotta e il guardaroba non si differenzia per fasce di età.

L’estetista è roba da uomini.

Maschietti in fila per ceretta e manicure.


Estetista, parrucchiere, manicure: sono diventati appuntamenti regolari e irrinunciabili per molti ragazzi. Grazie a questa tendenza le attività legate al benessere hanno visto crescere e mutare il proprio bacino clienti: “Attualmente, la maggior parte dei miei clienti sono ragazzini dai 16 ai 20 anni. Le ragazze sono diminuite, perché spesso preferiscono apprendere in autonomia le tecniche di estetica o manicure”. Queste le parole di Anna, estetista di Roma, che confermano il cambiamento economico del settore.

SCENARI

Alberto Rossetti (psicologo)

Intelligenza artificiale?

Per ora solo nei film.


Gadget tecnologici, serie tv futuristiche e scenari del marketing ci parlano di un futuro intrigante ma per ora ancora impossibile. Sono tanti infatti i ragazzi che, seppur affascinati da un mondo con macchine intelligenti e senzienti, sono anche consapevoli che questo tipo di tecnologia non potrà essere sviluppata se non tra molto molto tempo. Insomma, un computer di cui innamorarsi, come in Her, non arriverà a breve.

Le aziende?

Con la stampante 3d non servono più.


Sono tanti i ragazzi attratti dalla prospettiva di creare autonomamente qualsiasi oggetto necessario. Una suggestione che non tiene conto delle difficoltà pratiche e progettuali ma solo dell’affascinante prospettiva di staccarsi totalmente dalle aziende. Che sia per un bicchiere o per un componente di uno skate o di un drone poco importa: grazie alla stampante 3D sarà fatto tutto in casa.

Le pizze consegnate con i droni?

Impossibile (e poi gli sparerei).


La catena di pizzerie a domicilo Domino’s per i suoi prodotti, così come Amazon per tutte le consegne; sono tante le aziende che prevedono di portare i pacchi direttamente sul terrazzo di casa. Questa affascinante prospettiva è però vista con scetticismo da molti ragazzi. Ci sarebbero infatti troppi oggetti volanti in cielo, talmente tanti che a qualcuno verrebbe voglia di abbatterli con un fucile a piombini...

Tante possibilità ma per poco tempo.

Il vero problema sono le batterie.


Microcomputer velocissimi, Internet delle cose che connette fra di loro tutti gli oggetti di casa, wi-fi gratuito su tutto il globo. Questi sono alcuni degli scenari più intriganti del prossimo futuro. Scenari che però perdono di attrattiva se paragonati al vero problema di tutte le attuali tecnologie ovvero la durata della batteria. Che senso ha essere connesso ai miei oggetti e ai miei amici se poi il device che mi permette di farlo si scarica dopo due ore?

La tecnologia?

Di pari passo con la fantasia.


Sono tanti i ragazzi che sono convinti che tutto ciò che la fantasia ipotizza la tecnologia riuscirà a realizzare. Non solo, sono anche convinti che la vedranno sviluppata nel corso della propria vita: dal teletrasporto alla robotica applicata al corpo umano, passando dalla realtà virtuale nella vita di tutti i giorni. Se da un lato considerano molte tecnologie ancora in fase embrionale e di sviluppo sono anche convinti che, nel corso della loro vita, le vedranno tutte passare da potenza ad atto.

GUIDA

Paolo Alberto Fina (autoblog.it)

La macchina di Google?

Ben venga, ma in autostrada.


Molti ragazzi, anche se affascinati dalla prospettiva di farsi scarrozzare da un computer, preferirebbero questo sistema di guida per l’autostrada o i lunghi percorsi, quando la velocità (e la noia) aumenta. Dentro la città invece preferiscono prendere loro il controllo, in fondo guidare è ancora un’attività percepita come divertente.

Incidenti pericolosi.

Il vero problema non è il rischio, è il costo.


Per molti giovani una delle principali paure legate alla guida non è tanto rispetto alla sicurezza personale o altrui quanto al danno economico che questo potrebbe comportare. Le macchine, sostengono in molti, sono troppo fragili e troppo costose da riparare; in un mondo dominato dalle evoluzioni tecniche e le ricerche sui materiali risulta assurdo che non si sia fatto niente in tal senso.

La macchina?

La voglio come KITT di Supercar.


La tecnologia oggi non è dentro le macchine ma la portano i dispositivi con i quali noi ci entriamo. L’auto, secondo molti ragazzi, dovrebbe riconoscerci e parlarci, capire dove si trova e chiederci dove vogliamo andare o che musica vogliamo sentire, segnalarmi se passo accanto ai miei amici o se ci sono incidenti. Ma senza smartphone e senza toccare nulla, tutto con la voce, tutto integrato, tutto “intelligente”.

Benzina e gasolio? Sporcano e puzzano.

Elettricità l’unica via.


Non tanto per una reale consapevolezza del danno ambientale (nessuno si chiede che impatto abbia la produzione di energia elettrica) quanto per un senso di modernità, pulizia e per ripensare un mezzo di trasporto vecchio 150 anni. Questo è quanto emerge quando si affronta il tema dell’evoluzione dell’automobile, mezzo rimasto troppo simile a se stesso e poco aggiornato.

Selfie e video anche in macchina.

La soluzione è una telecamera integrata.


Molti ragazzi vorrebbero automobili con telecamere integrate per riprendere tutto quello che avviene all’interno dell’abitacolo (ma anche fuori) e poter realizzare video divertenti o farsi selfie senza rischiare incidenti. La telecamera inoltre garantirebbe una sicurezza maggiore durante gli incidenti (e con i genitori...) come già avviene in altri paesi ad esempio la Russia.

DO IT YOURSELF

Matteo Curti (Radio Deejay)

Il mondo è la mia palestra.

Youtube il mio coach.


Molti ragazzi si allenano oggi prendendo spunto dai video (amatoriali e non) che trovano su Youtube. Le evoluzioni dei campioni, spesso riprese da molte telecamere e da più punti di vista, così come gli amatori particolarmente bravi, sono una vera e propria fonte di ispirazione per allenarsi e migliorare. In molti casi non serve un vero coach, semmai serve una buona connessione.

I corsi di lingua?

Non mi servono, ci sono siti e app.


Sono tanti i giovani che non ritengono più necessario il classico metodo di insegnamento in aula. Il fiorire di app e di social network per imparare le lingue sta portando sempre di più verso una formazione a distanza, nei ritagli di tempo (ma ugualmente efficace), per orientarsi in un mondo che, secondo molti, non premia la perfetta conoscenza di una lingua sola, bensì la conoscenza base di molte.

I nuovi oracoli.

La risposta ad ogni dubbio? In 30 secondi.


Molti ragazzi sono convinti di poter risolvere qualsiasi dubbio gli venga in mente in pochi secondi, 30 per la precisione. Basta porre una domanda a Google e dare uno sguardo ai primi 5 risultati per trovare la risposta, a volte senza nemmeno aprire il link. In treno, al pub o a casa poco importa, in qualsiasi momento, in pochissimi secondi, le risposte sono a portata di mano. Corrette o meno.

La cucina dei giovani.

Poca ma buona (grazie al web).


Quante volte abbiamo sentito dire I giovani non cucinano più? E' vero ma in parte. Ultimamente questo luogo comune è messo in discussione dalla rete e dalla condivisione social. Il quaderno delle ricette è stato infatti sostituito da migliaia di fonti online che raccontano ricette, trucchi, consigli pratici e gli immancabili tutorial video grazie ai quali poter cucinare di tutto facilmente e, soprattutto, velocemente.

La rete è il mio mentore.

Mille modi per il guadagno facile.


Tanti ragazzi sono convinti che con un po' di selezione e di metodo la rete possa rappresentare un pozzo di informazioni e di insegnamenti per guadagnare soldi con facilità. Dalle tabelle con le statistiche per il poker, ai sistemi di scommesse e le sure bet, chi ha tempo da dedicare ed investire non deve comprare libri o chiedere ad esperti. Deve solo navigare e scaricare.

SCUOLA

Marta Ferrucci (studenti.it)

Il mio prof?

Meglio un computer.


Nell'epoca di Her, Moon e Person of Interest è facile pensare che l'intelligenza artificiale possa sostituire molte attività dell'uomo. Non è un caso infatti se molti ragazzi individuano nell'IA l'evoluzione naturale dei professori. Efficaci, efficienti e precisi, veramente meritocratici e certamente non ci provano con le ragazze.

Materie obsolete.

La scuola non regge il passo con i tempi.


Sono molti i giovani che pensano che la scuola sia un'istituzione vecchia che non riesce a stare al passo con l'evoluzione del mondo. E' con questa premessa che tanti ragazzi vorrebbero una scuola che insegnasse loro materie più "pratiche" e utili. Principi di economia e gestione del team per formare la propria start up o arabo per poter parlare la lingua dei mercati che contano sono alcune delle indicazioni più frequenti.

La scuola?

L'unica ragione valida sono gli amici.


Anche con i social network, gli smartphone sempre connessi, Youtube e la popolarità online data dai selfie, la scuola è ancora oggi percepita come una grande palestra di socialità. L'unico luogo rimasto ad unire fisicamente tanti ragazzi in uno stesso punto. In un'epoca in cui si sta sempre insieme (ma rigorosamente separati) avere un luogo fisico di aggregazione diventa fondamentale.

La voglio come Google!

La scuola mi tarpa le ali e non mi fa eccellere.


Aule grigie e non orientate alla creatività, poco colore, poca musica, pochissima dotazione tecnologica. Sono queste le principali critiche mosse da molti ragazzi nei confronti di una scuola che, secondo loro, non favorisce lo sviluppo dei talenti e non consente una vera crescita in un mondo ormai cambiato. Il modello perfetto? Gli uffici di Google.

Copiare oggi.

Metodi tradizionali ma ispirazione 2.0


Anche nell'era degli auricolari bluetooth, delle chat e delle webcam i metodi maggiormente utilizzati per copiare ad un esame sono rimasti fedeli alla tradizione. Il web è entrato nel momento precedente, in quello della pianificazione del misfatto. La fonte di ispirazione è ormai Youtube dove si trovano centinaia di tutorial pieni zeppi di idee e consigli creativi.

SERIE TV

Mara Ricci (serialmente.it)

Lo scibile per immagini.

Attraverso le serie tv conosco il mondo.


Spacciatori, criminali, piloti, pescatori, preti, motociclisti, avvocati e nerd. Tutte le vite possibili sono raccontate dalle serie tv, vero e proprio fenomeno culturale e trasversale degli ultimi anni. Sono sempre più i ragazzi che pensano alle serie non solo come svago ma come vera e propria finestra sul mondo. Molto più di un libro.

Frammenti di globish.

Non serve l'inglese, serve lo slang.


Le icone della musica così come i protagonisti delle serie tv stanno lentamente imponendo una nuova forma di globish. Slang, espressioni e, soprattutto, la pronuncia di tantissimi ragazzi si sta sempre più allineando a quella americana. L'importante oggi non è tanto sapere l'inglese, quanto parlarlo con il giusto accento. Che non è certo quello di Oxford.

Come evitare l'arresto?

Facile, me lo spiega CSI.


Che sia il test per rivelare le macchie di sangue o la consapevolezza di come un frammento di fanale possa essere associato ad uno specifico modello di automobile, molti ragazzi pensano che le serie tv possano offrire una quantità notevole di trucchi e consigli scientifici. In fondo a cosa serve la teoria se si può direttamente usufruire della pratica?

Il fascino del proibito.

Non esistono più i buoni e i cattivi, esistono solo storie.


Breaking Bad ci ha raccontato di uno spacciatore di metanfetamine che in fondo è una brava persona piena di problemi. Sons of Anarchy ci mostra come anche le bande di motociclisti possano essere composte da personaggi positivi. Dexter mette in luce gli aspetti umani di uno dei più efferati serial killer del piccolo schermo. Oggi, in molti ragazzi, non esiste più una divisione netta fra il bene e il male, esistono solo soggetti più o meno affascinanti incastrati in vite più o meno raccontabili.

So cosa hai guardato.

Genitori e figli uniti nell'amore (o odio) per una serie tv.


La distanza generazionale fra genitori e figli si sta costantemente assottigliando. Sempre più spesso assistono (e subiscono) le stesse mode. E' il caso delle serie tv, fenomeno culturale amato e seguito spesso sia dai genitori che dai figli. Molti ragazzi accettano di buon grado che i genitori si appassionino alle stesse vicende, l'importante è che la visione della puntata (così come i commenti del post-visione) avvenga in momenti – e luoghi – differenti.

SOCIAL & RETE

Rudy Bandiera (Influencer)

Meglio la chat.

Parlarsi non va più di moda.


Anche nella stessa stanza, nella stessa auto e nello stesso locale i giovani preferiscono stare in chat piuttosto che parlarsi. A due o di gruppo, chattare, condividere meme, musica o foto è diventato il mezzo di comunicazione più utilizzato perchè più completo e immediato. Perfino della parola.

Troppo prezioso per essere spammato.

Il mio profilo è il mio tempio.


Si può scappare da scuola, dagli amici o dalla città, ma non si può fuggire dall'identità digitale. Il tuo profilo social ti accompagna, è parte di te e della tua storia, l'hai costruito nel tempo e rappresenta la prima roccaforte della tua visibilità, che sia al Mondo o al tuo mondo. Preservare la propria immagine, preservare il vestito social. Sempre.

Il presenzialismo delle notizie.

Se la vedi ovunque allora è vera.


Se sono in tanti a condividerla, allora una notizia è vera. Non esistono più organi di informazione realmente accreditati, la notizia serpeggia in rete e la condivisione aumenta il grado di verità. In fondo una cosa è vera finchè la credono tutti così e le informazioni sono troppe per ricordarsi le smentite.

Lo smartphone ovunque.

Effetti collaterali di una moda.


È guardato una volta ogni 6 minuti. Ovunque. È usato per comunicare, per giocare, per passare il tempo. Sempre connessi, sempre insieme. Non stupisce che sia anche entrato in bagno, nelle pause più lunghe, con il risultato che sono in tanti ad alzarsi dal water con le gambe addormentate.

Notti a ritmo di notifiche.

Se mi cercano devo rispondere!


In molti lo smartphone non lo spengono mai. Per settimane o per interi mesi grazie alle notifiche push possiamo, anche nel pieno della notte, comunicare, condividere, partecipare. Se qualcuno mi cerca in uno degli N canali di comunicazione disponibili la voglia di rispondere è troppo forte. Più forte anche del sonno.

SESSO

Melissa Panarello (Giornalista e scrittrice)

I miei genitori?

Non sanno cosa si sono persi.


Il cinema, il porno in rete, i reality show, la pubblicità sono alcune delle influenze di comunicazione che portano molti ragazzi a pensare che il loro modo di vivere il sesso sia più appagante, vario e disinibito di quello dei propri genitori; nessuno prima d'ora aveva avuto così tante fonti di ispirazione in questo campo…

Devo essere come loro.

Il porno e il sesso sono la stessa cosa.


La diffusione di una moltitudine di canali di fruizione e di tipologie di contenuto pornografico stanno stabilendo uno standard nella mente dei ragazzi. I video di youporn sono talmente presenti nella loro quotidianità che molte ragazze si sentono brave a letto solo se il partner conclude il rapporto sul loro viso.

Facciamo sesso che è meglio.

Dopo una chat e prima di una cena.


La mancanza di cultura al dialogo interpersonale sta portando spesso i ragazzi a stabilire un ponte fra di loro attraverso il sesso ancor prima di aver vissuto insieme altri tipi di esperienze sociali. Abituati ad un linguaggio da chat e a dialogare istantaneamente - ma a distanza - una volta di persona l'imbarazzo che si crea si cancella efficacemente con il sesso.

Threesome, fisting e bukkake.

Termini precisi per esperienze precise.


Da soli nella propria stanza, senza l'imbarazzo di una domanda e con il proprio personalissimo senso del pudore, i ragazzi possono farsi una cultura sul sesso e sulle sue sfaccettature. Da utilizzare poi all'occorrenza, nel momento giusto, per esplorare nuovi mondi, per darsi un tono o solo per soddisfare una curiosità morbosa.

Sesso take away.

Poche parole e molti fatti.


Grazie alla rete e alla geolocalizzazione delle app, oggi la possibilità di rintracciare il target giusto con cui condividere esperienze sessuali è a alla portata di tutti. Il sesso in ogni sua forma è smaliziato e definitivamente separato dall'amore e dalla morale. E' possibile provare di tutto, senza il rischio di passare per pervertiti.

DROGHE

Ernesto Assante (Giornalista Repubblica)

Le app per lo spaccio.

Non è una moda, è il mezzo più sicuro.


Una parola su Skype, una sulla chat di Ruzzle, una su Hangout e una su Whatsapp ed ecco fatto un ordine scompattato su tanti server. Le applicazioni sono ormai considerate più sicure e meno intercettabili dei sistemi tradizionali: un account anonimo, migliaia di scambi di messaggi ogni ora e i server molto molto lontani.

La droga vola sul drone.

Pronta consegna e sul balcone di casa.


Solo pochi anni fa i droni erano roba per tecnici. Oggi bastano invece poche migliaia di euro e un'app su smartphone per coprire lunghe distanze anche senza una competenza specifica. Vista l'assenza di posti di blocco il cielo sta diventando la nuova frontiera dello spaccio (non solo di droga). L'importante è organizzarsi e di metodi, oggi, ce ne sono tantissimi.

Roulette russa con pasticche.

Non è incoscienza, è un effetto voluto.


Prendere una pasticca che anche qualcun altro ha appena ingoiato rende il rischio condiviso e più accettabile. E poi ne girano così tante che sapere con esattezza cosa si sta comprando è praticamente impossibile. MDMA, Speed o Ice è uguale: tanto alla fine vanno bene tutte.

30 e lode strafatti.

Studiare va bene, con un aiuto è meglio.


Che sia marijuana per concentrarsi nello studio o cocaina per restare lucidi e svegli, molti ragazzi, grazie ad una sempre maggiore diffusione delle droghe e ad una crescente capacità di acquisto, hanno iniziato ad assumere regolarmente stupefacenti durante il loro percorso di studi.

Mamma, papà: ve la trovo io.

Meglio una canna che un'ulcera.


Un po' di euforia contro lo stress non fa male: sono tanti i ragazzi che consiglierebbero ai propri genitori di drogarsi ogni tanto. Sono talmente convinti e motivati che sarebbero anche disposti a procurarla per loro e ad accompagnarli nell'iniziazione.
Poi, però, ognuno per sé.

VIDEOGIOCHI

Sergio Pennacchini (Giornalista Repubblica)

Apro gli occhi e ti penso.

Giocare è il primo pensiero al mattino.


Spesso i ragazzi si addormentano e si svegliano con un preciso desiderio. A volte è un gioco, a volte un'esperienza. In entrambi i casi è qualcosa di agognato e custodito intimamente giorno dopo giorno. Da un po' quel desiderio è diventato accendere la consolle per entrare in un mondo in cui il controllo è totalmente loro e dove non devono rendere conto a nessuno delle scelte prese.

Mio padre non vince più.

Prima era più forte lui, ora lo batto.


In un epoca in cui i figli e genitori di frequente hanno gli stessi hobby, è facile vedere un padre e un figlio condividere la passione per i videogiochi. I produttori, poi, hanno messo tutti i membri della famiglia intorno alle proprie consolle e hanno abbassato la difficoltà. Tutti giocano con tutti. Dura poco però, i giovani alla lunga sono imbattibili.

Videogiochi? Ci ho fatto il callo.

Un segno distintivo dei nostri tempi.


Cosa hanno in comune i videogiocatori? I calli alle dita, naturalmente.
Quello che un tempo era prerogativa dei chitarristi ora è diventato un segno di riconoscimento di chiunque utilizzi con passione una consolle. Un vero e proprio marchio di fabbrica che dichiara, se non la qualità del giocatore, almeno la sua costanza.

Diventare leoni on line.

Il rispetto degli altri grazie ai videogiochi.


Capita spesso che un ragazzo, considerato un looser dai suoi amici e coetanei, trovi successo e fama quando si veste del suo nick e gioca online. Questa doppia identità/personalità rappresenta un rifugio dalle delusioni sociali e un luogo dove poter, finalmente, essere considerati al pari, se non più bravo, degli altri.

Spregievole me.

Il fascino di essere cattivo.


Non sono i videogiochi ad essere violenti, sono i giocatori a volerlo essere. Strutture e tecnologie sempre più sofisticate offrono possibilità di interazione sempre più ampie permettendo un totale controllo del personaggio interpretato. I giocatori hanno spesso la possibilità di scegliere ma il fascino che ha l'oscurità rispetto alla bontà è antico e imbattibile.